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MontemilettoCollocato a 600 metri d'altezza, Montemiletto (da Mons Militum, monte dei soldati) si sviluppa lungo la dorsale collinare che separa la Valle del Calore dalla Valle del Sabato. Pregevole oggi per la vista panoramica, che spazia sul Sannio e sulle zone dell'Alta Irpinia, la disposizione dei luoghi ha costituto nei millenni la ragione per il sorgere degli insediamenti umani.
MontemilettoLe più antiche testimonianze di insediamenti umani nel territorio di Montemiletto risalgono al Paleolitico medio e si riferiscono ad un villaggio capannicolo localizzato presso la cava Brogna, a circa 1 km dall'abitato dove è emerso un giacimento musteriano (età della pietra scheggiata).
Montemiletto
In località Casali Sant'Angelo e San Nicola sono stati ritrovati reperti di tombe e suppellettili relativi all'età paleolitica e sannitica. Inoltre sono stati rinvenuti frammenti di ceramica medioevale (XII sec.). I siti sono i più importanti di Montemiletto conservando gran parte del patrimonio archeologico. In località Cava Brogna è stato scoperto un giacimento Musteriano risalente a 40.000 anni fa. Le campagne di scavo degli anni '70, condotte dall'Università di Siena, hanno portato alla luce suppellettili di pietra di grande interesse. Il centro abitato di Montemiletto, sorto come luogo fortificato, risale alla metà dell'XI secolo ed è stato edificato dai Normanni. La fortificazione culminava nel castello detto "della Leonessa" modificato più volte nel corso dei secoli. All'interno delle mura, un tessuto edilizio pianificato, diviso in lunghi e stretti isolati disposti a pettine rispetto a un asse viario centrale, ospitava piccoli e squadrati isolati a schiera, delimitati da stretti vicoli (denominati con termine francese rue; ulteriore residuo normanno è il culto di Sant'Audeno, dal francese "Ouen"), destinati alle abitazioni dei milites, delle loro famiglie e dei loro servi. Il centro storico è caratterizzato da emergenze architettoniche realizzate tra il XI e il XVIII secolo. In prevalenza si tratta di edifici religiosi. La Chiesa di Santa Maria Maggiore, successivamente detta "dell'Assunta" sorse, forse nel XIII secolo. I costruttori integrarono l'edificio nel corpo delle antiche mura del borgo, sullo strapiombo di Torre le Nocelle, probabilmente impiegando come campanile una torre quadrata appartenente alle opere difensive. La facciata è in stile romanico adornata da un rosone centrale e un frontone triangolare su un semplice portale in pietra. L'interno è a croce latina, a tre navate, di cui la centrale, in origine era dotata di un soffitto ligneo a cassettoni, mentre le navate laterali presentano volte a vela ribassata e a crociera. In seguito ai lavori di restauro eseguiti nel 1939, è stato eliminato il soffitto ligneo a cassettoni, sono state intonacate le pareti ed è stato sistemato, alla sinistra della porta d'ingresso, l'arco in travertino fatto innalzare dalla famiglia Romano-Morgiacchi, nel 1505. La volta della navata centrale è affrescata con le immagini dei quattro profeti, Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele, ed è decorata con le scene dell'Annunciazione, della Natività e dell'Assunzione di Maria al cielo. Sulla parete destra della navata una cantoria con un organo del XVIII secolo dalle chiusure in legno dipinto, nelle cappelle laterali affreschi settecenteschi ed altari in marmi policromi. La torre campanaria, completamente staccata dal corpo della chiesa, è costruita su quattro livelli: i primi tre, dalla forma pressochè quadrangolare, mostrano la sezione che progressivamente si riduce verso l'alto; l'ultimo piano presenta, invece, una pianta ottagonale. All'ultimo piano, caratterizzato, come il terzo, da grandi finestre abbellite da pietre sagomate a bugnato, si accede tramite una scalinata elicoidale con gradini in pietra di fattura tipicamente medievale. La chiesa a tre navate con decorazioni plastiche tardobarocche situata al termine della principale via del centro antico, risale probabilmente, nell'impianto originario, al XV secolo. La navata centrale ha volta a botte, mentre le navate laterali sono coperte da volte a vela. L'edificio di culto, con l'altare maggiore in marmo posto al centro dell'abside e con gli altari laterali dedicati a Sant' Antonio da Padova e a Santa Rosalia, La chiesa di Sant' Anna fu costruita tra il 1632 e il 1715 nella parte meridionale del vecchio centro fortificato, impiegando materiale di risulta, come la lapide romana ancora visibile nel muro esterno del convento. La chiesa, consacrata dall'arcivescovo Orsini (poi papa Benedetto XIII) il 21 luglio del 1710, presenta un'unica grande navata con cappelle laterali. Degno di nota, l'altare maggiore, in marmi policromi intarsiati, pregevole opera del "marmorario" toscano Pietro Ghetti. Commissionato con atto del 28 novembre 1708, l'altare fu completato solo nel 1721. Vanno, inoltre, segnalati due confessionali settecenteschi in legno intagliato, una statua in legno scolpito e dipinto rappresentante Sant'Anna con Maria Vergine Bambina, custodita nella nicchia della quarta cappella laterale sinistra, un dipinto del 1732 e un organo in stile veneziano del '700. Sul finire del XVI secolo fu iniziata,a Montemiletto la costruzione di un convento e di una chiesa intitolata a Santa Maria di Costantinopoli, destinati agli Eremitani Scalzi di S. Agostino. I lavori cominciarono il 12 marzo del 1591 ma, dopo quattro anni, venne sospesa ogni attività edilizia a causa delle forti divergenze che dividevano irrimediabilmente la comunità agostiniana. Così, nel 1637, il convento e la chiesa furono concessi ai domenicani della congregazione di San Marco dei Cavoti. Il convento era dotato al primo piano di circa 60 celle coperte con volte a vela, intorno ad un chiostro quadrato, al centro del quale vi è un pozzo realizzato in blocchi di pietra nel 1723. Oggi, l'imponente costruzione ospita gli uffici del Comune. Un primo edificio, presumibilmente di epoca longobarda, insistente sui resti di una costruzione romana fu radicalmente rifatto dai Normanni, nel XII secolo. Le fondazioni si basano direttamente sul pianoro roccioso e sono realizzate con pietre calcaree informi di varie dimensioni, legate da compatta malta cementizia. La fortificazione, volta a mezzogiorno, ubicata in posizione dominante rispetto alla piazza sottostante, ha subito, nel corso dei secoli, modifiche e ristrutturazioni. Incendiato nel 1119, saccheggiato nel 1269, dal 1280 al 1337 appartenne ai de La Gonnaise. Nei quasi cinque secoli in cui ne hanno avuto il dominio, i signori della famiglia di Tocco hanno progressivamente arricchito e modificato l'impianto architettonico del castello. In epoca rinascimentale, l'edificio fu trasformato in palazzo baronale con larghe finestre e ampi balconi, unendo poderose strutture difensive, rivellini e torri merlate, a camere residenziali e numerosi locali di servizio. Attualmente, si riconoscono due corpi principali distinti: la struttura originaria, di forma quadrangolare, con mura scarpate e mastio centrale coperto a volta; una seconda struttura, di forma poligonale, con due torri a sezione circolare, collocate agli angoli sud e ovest, mentre la terza torre, a pianta quadrangolare guarda a sud-est. Una quarta torre, a settentrione, forse è stata abbattuta e sostituita con l'attuale torre quadrata dell'orologio. Gli interni hanno subito notevoli manomissioni, con apertura di nuovi vani, chiusura di altri e costruzione di nuove tramezzature. Dei prospetti del castello solo quello meridionale conserva maggiormente integro il suo aspetto seicentesco. E' un' opera imponente di notevole pregio. Recentemente restaurato, il complesso architettonico rappresenta uno dei castelli medievali irpini meglio conservati. Al castello si accede dall'attuale piazza Quattro Novembre attraverso la "Porta della Terra" realizzata nel vecchio muro di cinta che univa la fortificazione al circuito difensivo dell'abitato. La "Porta della Terra", eretta "dai cittadini benemeriti dell'Università" fu costituita da un grande arco in travertino, inquadrato da lesene modanate e caratterizzato da un unico fornice, sulla cui trabeazione si innalzano cinque merli. In località Montaperto sono stati ritrovati frammenti di ceramica di tombe sannitiche risalenti al VII VIII sec. Inoltre sono stati ritrovati reperti di un'antica villa romana. Sull'antica strada che collegava Abellinum ad Aeclanum, nei pressi della riva sinistra del fiume Calore, si erge il pilone che è tutto ciò che rimane di un ponte di età romana.
MontemilettoAi confini con Lapio e Taurasi il paese è bagnato dal fiume Calore. La vegetazione fluviale, con i suoi pioppi bianchi, fa da contraltare ai querceti, vigneti e ai campi coltivati, creando una piacevole polimorfia cromatica. Imboccando la strada comunale per Casale Landolfi arriviamo a Monte Caprio caratterizzato da estesi boschi di castagno. Suggestivi anche gli itinerari che si affacciano sui resti del Ponte romano e sulla collina di Montaperto. Tra cespugli ed arbusti, ai margini dei boschi e dei prati, vivono la lepre e il topo quercino, singolare roditore contraddistinto dalla mascherina nera intorno agli occhi.
Montemiletto
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